Divieto
«Qui questa cosa non si fa»: non fumare, non usare acqua per spegnere, non passare. Il pittogramma è nero su fondo bianco, e sopra ci passa la banda rossa in diagonale.
Da lontano, di corsa, o con l’aria che si fa densa, il disegno dentro al cartello non si distingue più. Quello che resta leggibile è la forma e il colore: e non sono decorazione, sono due informazioni scritte nella legge. Un tondo dice una cosa, un triangolo un’altra, e non si scambiano.

01 Il muro dei cartelli
L’allegato XXV del D.Lgs 81/2008 non lascia margini: per ogni categoria fissa la forma, i colori, e persino quanta superficie il colore deve coprire. È il motivo per cui i cartelli si somigliano in tutta Europa.
Qui sotto i colori sono il contenuto, non la grafica del sito. In tutto il resto di queste pagine i quattro colori normati non si usano insieme — sarebbero troppi. In questa sezione invece devono esserci tutti, perché è di loro che si parla.
«Qui questa cosa non si fa»: non fumare, non usare acqua per spegnere, non passare. Il pittogramma è nero su fondo bianco, e sopra ci passa la banda rossa in diagonale.
«Attenzione, qui c’è un rischio»: materiale infiammabile, tensione, carrelli in movimento. Non vieta e non obbliga: avvisa, e sta a chi legge regolarsi.
«Qui questa cosa si deve fare»: casco, guanti, occhiali, calzature. È l’unico gruppo che impone un comportamento invece di limitarlo, ed è tutto azzurro.
«Di qua si esce»: uscite, vie di fuga, punti di raccolta, cassette di pronto soccorso. È il verde delle vie d’esodo — lo stesso verde che dà il nome a questo sito.
«Lo strumento è qui»: estintore, idrante, pulsante d’allarme, telefono per le emergenze. Il rosso qui non vuol dire pericolo: vuol dire attrezzatura per spegnere.
02 Dove va messo
La regola è semplice e ha due rami: se il rischio riguarda tutta una zona, il cartello sta all’ingresso della zona; se riguarda una cosa specifica, sta nelle immediate vicinanze di quella cosa.
È il motivo per cui il cartello dell’estintore va sopra l’estintore, e quello del materiale infiammabile va sulla porta del magazzino, non dentro.
La legge chiede che i cartelli siano collocati tenendo conto di ostacoli e angolo di visuale, e che restino ben illuminati, accessibili e visibili.
In pratica il difetto più comune non è il cartello sbagliato: è l’armadio messo davanti, lo scaffale che lo copre, la pianta che è cresciuta. Un cartello che non si vede non c’è.
03b Dove finiscono






03 E quando si toglie
È scritto nell’allegato, e non lo fa quasi nessuno: quando il pericolo che il cartello segnalava non esiste più, quel cartello va tolto.
Non è pignoleria burocratica. Un cartello che avverte di un rischio che non c’è insegna alle persone che i cartelli si possono ignorare — e quel giorno che ce n’è uno vero, lo ignoreranno anche quello.
Il cartello sbiadito dal sole, che ha perso il colore e quindi metà dell’informazione. Il cartello di un macchinario smontato dieci anni fa. E la freccia che indica un’uscita che nel frattempo è stata murata: quest’ultima non è inutile, è pericolosa.
04 Quando manca la luce
Un’evacuazione seria capita spesso al buio o con l’illuminazione saltata. La legge lo prevede: dove l’illuminazione naturale è scarsa, si usano colori fosforescenti, materiali riflettenti o illuminazione artificiale.
Sono tre strade diverse, e non sono equivalenti: la prima si scarica, la seconda ha bisogno di una luce che la colpisca, la terza ha bisogno di corrente — o di una batteria che qualcuno controlla.
Quattro domande che tornano a ogni sopralluogo, con la risposta corta.
Un foglio A4 stampato in ufficio non è un cartello di sicurezza: sbiadisce in poche settimane, non regge l’umidità e non ha né la fotoluminescenza né i materiali previsti. La forma e i colori sarebbero anche giusti, ma durano quanto un foglio di carta — e la legge chiede che restino leggibili nel tempo.
Non c’è un numero: discende da dove sono i rischi e dove sono le vie d’esodo. Il criterio pratico è che da ogni punto in cui una persona può trovarsi si deve vedere la strada per uscire, girando la testa e senza doverla cercare.
Il punto è proprio che un cartello di sicurezza non è fatto di parole: è fatto di forma, colore e pittogramma, apposta perché funzioni con chi non parla la lingua e con chi non ha tempo di leggere. Le scritte, quando ci sono, sono un aiuto in più — non il messaggio.
La segnaletica illuminata sì, perché ha una lampada e una batteria che si verificano come un impianto. Per i cartelli semplici vale la sorveglianza: si guarda che ci siano, che si leggano e che nessuno li abbia coperti. Qui c’è come funziona il registro.
05 Parliamone
Ti mettiamo in contatto con chi fa il sopralluogo, decide quali cartelli servono e dove, e li installa a norma — comprese le uscite illuminate, che sono un impianto e vanno mantenute come tale.
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